Malati al sud!

Un uomo, 68 anni. La sua carcinosi alle pareti dell’addome si è già mangiata quasi tutto il suo corpo. Ne restano soltanto le ossa. Ha passato le ultime ore a vomitare ascite e sua moglie e suo figlio hanno deciso di portarlo in ospedale.

E‘ molto debole, denutrito, martoriato dai dolori. In ospedale riceve il bollino rosso e viene portato in una sala dove ci sono altre persone in attesa. In questa stanza regnano dolore, sofferenza e silenzio. Succede ben poco. Fuori invece è l’inferno. Quasi un centinaio di persone aspettano il loro turno per essere visti da un medico e alcuni durante l’attesa sfogano il loro nervosismo con delle risse.

L’attesa sembra non avere fine. L’uomo ha dolori, la nausea non lo ha abbandonato. Vomita in un sacchetto che gli ha dato sua moglie. Non gli hanno dato neanche un cuscino. E lì, su una barrella. Così. Presto, forse, arriverà qualcuno a visitarlo. Sua moglie aspetta fuori e non sa niente. Il cellulare è l’unico modo di comunicare, di sapere.

Dopo quasi 12 ore di estenuante attesa finalmente arriva un medico e gli viene assegnato un letto!

E‘ al policlinico di una grande città. Oltre al letto non ha molto a disposizione. Sua moglie gli ha fatto un borsone: pigiama, carta igienica, acqua, frutta, fazzoletti, sapone e qualcosa da mangiare. I pasti dell’ospedale sono inguardabili: pastina secca in un contenitore di alluminio, brodino dal colore indefinibile e tiepido, pane vecchio e prosciutto crudo caldo e salato, con le fette una appiccicata all’altra. Non bisogna essere malati per non avere appetito!

Anche l’igiene lascia molto a desiderare. Il portaflebo è tutto sporco e il bagno dei visitatori non è provvisto né di sapone né di disinfettante. Non c’è carta igienica, il termosifone è arrugginito e la porta si chiude a fatica.

I medicinali contro la nausea cominciano a fare effetto. L’uomo, però, non ha per niente appetito. La prima richiesta di informazioni di sua moglie quando vede un medico in corsia viene soddisfatta con un “che cosa vuole Lei?”. Il medico responsabile risponde alle domande della donna, comprensibilmente intimidita, con un’aria annoiata e leggermente irritata. Il reparto in cui si trova il paziente non può fare più niente per lui. Viene dimesso. All’oncologo che lo ha in cura spetta decidere come procedere.

L’oncologo sostiene per non c’è più niente da fare. La pancia dell’uomo è immensa, piena di ascite. Il suo corpo debilitato deve sopportarne il suo peso. Gli organi vengono schiacciati da questo pallone pieno di liquido e ciò gli causa ulteriori dolori. L’oncologo però non ritiene necessario agire. Nel suo stato non si può fare più niente. I parenti devono accettare il suo destino e guardare in silenzio il suo dolore, mentre la morte silenziosa si avvicina.

L’uomo mangia sempre di meno, ha paura di vomitare. I dolori gli rendono insopportabili i pochi giorni che gli restano. Morfina, morfina, morfina. Raggiungere il bagno è come fare una maratona.

Non riesce più a camminare. Mangia poco, ha poche forze. Il medico curante fa intervenire un’associazione di oncologi e infermieri volontari che si occupano di malati di cancro in fase terminale. Questi angeli arrivano a casa sua e si occupano di lui con il cuore.

Finalmente non è più abbandonato ai suoi dolori. Finalmente c’è un medico che senza alcuna ricompensa è lì ad aiutarlo. Viene visitato spesso e l’ascite nella sua pancia (circa 8 litri) viene tirata via. Finalmente il suo corpo riceve nutrimento con delle flebo. Adesso riesce a dormire tranquillamente.

Ed è nel sonno che la malattia vince contro il suo corpo stanco.

Dopo tanta sofferenza il suo cuore smette di lottare e si addormenta.

Ciao, papà!

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La battuta sul lunedì

“In Italia c’è così tanta disoccupazione che il 40% dei giovani non capisce le battute sul lunedì” – ecco uno dei tanti messaggi che si leggono su Facebook. Sì, ci si può ridere sopra, ma in realtà vi è ben poco da ridere, perché l’affermazione trova riscontro nella ormai triste realtà!

Come si può definire un Paese che non offre alcuna possibilità ai propri giovani? Dove andrà a finire un Paese così?

L’Italia ormai da anni dorme sonni profondi e non si rende conto di affondare sempre di più nella melma! Ma non è solo il governo a dormire, sono anche i suoi cittadini!

Non si avverte nessuna reazione ai soprusi, alle ingiustizie, alle discriminazioni subite quotidianamente dai cittadini: in Italia stranamente regna la pace! Si ingoia tutto: posti di lavoro non assicurati, malasanità, corruzione, sfruttamento, servizi scadenti, ma si continua a puntare il dito sui politici, colpevoli dell’attuale situazione, e di teorie fantascientifiche come scie rilasciate dagli aerei per ammazzare la popolazione. Parole, parole, parole.

Non è quel 40% dei giovani senza lavoro che cambierà le sorti del Paese! Loro vivono a casa, vivono sui risparmi di mamma e papà, sopravvivono. Non potranno permettersi un viaggio, una cena al ristorante, ma si accontentano di vivere alla giornata e vanno avanti.
Non hanno mezzi per crearsi un futuro, ma non pensano neanche a cambiarlo. Nessuno pensa a lavorare su se stesso in primis, a scegliere o trovare nuove strade per evolversi professionalmente, a migliorarsi. Il tempo passa e ciò che si cambia è solo l’apparenza.

Il grande cambiamento arriverà in Italia, ne sono sicura. Arriverà quando saranno adulti i pochi figli di chi oggi non ha niente! Loro non potranno più contare sulle risorse e sui sacrifici di mamma e papà, che non avranno un bel nulla da ostentare. Saranno loro allora ad alzarsi le maniche e a lottare per il loro futuro, per un lavoro, per una dignità, per una famiglia.

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Il sale della terra!

Negli ultimi giorni ho letto il libro di Dalila Di Lazzaro “L´angelo della mia vita – Piccoli miracoli intorno a me” e mi hanno colpito queste righe (pagg. 95-97), perché rispecchiano appieno la mia opinione sullo stato attuale dell’Italia. Eccole:

In America, l’Università dell’Illinois ha fatto uno studio scoprendo che il grado di felicità scende con l’aumentare del reddito. Hanno visto che in una tribù di Masai si è più felici rispetto alla media della felicità dei 400 uomini più ricchi degli Stati Uniti. Insomma, più migliora il tenore di vita, più siamo insoddisfatti. Allora dico io: che senso ha sgomitare come dei pazzi per fare carriera e diventare ricchi se poi siamo più tristi di una povera tribù dell’Africa? Non sarebbe meglio darsi una calmata?

Hanno fatto anche una classifica delle nazioni più felici. Se al cinquantesimo posto c’è l’Italia — altro che sesta potenza mondiale! — anche l’America non se la passa bene, piazzandosi dopo il ventesimo posto. Al primo, la Danimarca, perché ha uno stato sociale superefficiente, non come qui da noi che ti penalizzano ogni volta che pretendi di avere quanto ti spetta dallo Stato, a cui versi metà del tuo stipendio sotto forma di tasse. Per fare un esame al seno aspetti mesi; alla fermata dell’autobus raramente trovi una panchina per sederti; in autostrada, che paghi profumatamente, a certe ore del giorno vieni sequestrato per ore a causa di ingorghi impossibili; le bollette di telefono, luce e acqua sono aumentate spaventosamente cosi come i prezzi di molti generi di consumo, mentre aziende leader e intere banche sono crollate sotto il peso di corruzione e scandali inauditi che ci hanno impoveriti tutti e hanno danneggiato l’immagine dell’Italia; se devi protestare per un’ingiustizia non sai a chi rivolgerti e quando, come nel mio caso, credi di aver diritto a un tesserino d’invalidità (non soldi!) per semplificarti un po‘ la vita, rifiutano di crederti. Per poi magari concederlo a qualche „furbo“ che non ne avrebbe diritto. Questi sono tutti motivi di scontento e di insoddisfazione che noi italiani, purtroppo, conosciamo bene.

A questo è collegata la degenerazione dei costumi, la maleducazione imperante, la voglia di fregarti a ogni costo. Credo sia il frutto malato di questa società, che ha perso i suoi valori e si è trasformata in una specie di trampolino di lancio per chi traffica e grida di più, mentre sono scomparsi i modelli di giustizia, le buone maniere, la serietà, l’umiltà, la pazienza, l’onestà, lo spirito d’iniziativa. E un albero che poggia le sue radici su un terreno paludoso e perciò potrà solo dare frutti cattivi o cadere e morire. In questo modo non si va da nessuna parte. Se insegni a fregare gli altri per non essere fregato tu per primo, non hai futuro. Solo il bene porta altro bene ma nessuno, o pochi, lo insegna più. In tutto questo, se stai male, se hai una malattia o un handicap, sei come un birillo al vento e non hai scampo.

Non vivo in Italia, potrei anche ignorare la situazione e vivermi la mia vita, ma spesso mi trovo a pensare a come l’Italia potrebbe riprendersi da questa crisi profonda. Purtroppo non ho una risposta! Per fortuna, però, sono già in tanti ad avere capito che l’Italia non se la passa bene!

Ligabue – Il sale della terra

Siamo la sorpresa dietro i vetri scuri;
Siamo la risata dentro il tunnel degli orrori;
Siamo la promessa che non costa niente;
Siamo la chiarezza che voleva molta gente.

Siamo il capitano che vi fa l’inchino;
Siamo la ragazza nel bel mezzo dell’inchino;
Siamo i trucchi nuovi per i maghi vecchi;
Siamo le ragazze nella sala degli specchi.

Siamo il culo sulla sedia, il dramma, la commedia,
il facile rimedio;
Siamo l’arroganza che non ha paura;
Siamo quelli a cui non devi chiedere fattura.

Siamo il sale della terra!
Siamo il sale della terra!

Siamo l’opinione sotto libro paga;
Siamo le riunioni qui nel retro di bottega;
Siamo le figure dietro le figure;
Siamo la vergogna che fingiamo di provare.

Siamo il culo sulla sedia, la farsa, la tragedia,
il forte sotto assedio;
Siamo la vittoria della tradizione;
Siamo furbi che più furbi di così si muore.

Siamo il sale della terra!
Siamo il sale della terra!

Siamo la freddezza che non ha paura;
Siamo quel tappeto steso sulla spazzatura;
Siamo la Montblanc con cui ti faccio fuori;
Siamo la risata dentro il tunnel degli orrori.

Siamo il sale della terra!
Siamo il sale della terra!

Siamo il sale della terra
Siamo il sale della terra!

 

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